Cosa si prova a morire annegati, dissanguati, decapitati… Morti diverse, sensazioni diverse

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COSA SI PROVA A MORIRE William Kemmler Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata  Macchie Cutanee Pene Pressoterapia.jpg

William Kemmler, fu la prima persona al mondo ad essere giustiziata sulla sedia elettrica, il 6 agosto 1890

Un lugubre ma interessante articolo apparso tempo fa sulla rivista New Scientist mi offre lo spunto di rispondere alla domanda che tutti si pongono prima o poi: cosa si prova quando sopraggiunge la morte? Ma siccome a me piacciono le sfide, ho pensato di rendere ancora più complessa e lugubre la domanda: cosa si prova a morire in un determinato modo piuttosto che in un altro?

Cervello senza carburante

I modi di morire possono essere moltissimi, tuttavia la causa ultima di morte – che accomuna quasi tutti i tipi di decesso – è quasi sempre la mancanza di ossigeno al cervello, ad esempio per annegamento, soffocamento o per attacco cardiaco. Quando i neuroni non ricevono più ossigeno per alimentare i processi cerebrali viene meno l’attività elettrica del cervello, che corrisponde attualmente alla definizione di morte biologica. I neuroni hanno bisogno di un flusso continuo di ossigeno, in mancanza di quest’ultimo i neuroni funzionano male o smettono di funzionare in tempi rapidissimi: dal momento in cui il sangue cessa di fluire al cervello restano all’incirca 10 secondi prima della perdita di coscienza, da questo momento possono in poi passare diversi minuti prima di arrivare al decesso, minuti scanditi da sensazioni diverse a seconda della causa che ha innescato l’evento.

Cosa si prova a morire dissanguati?

La velocità con cui sopraggiunge la morte per sanguinamento è strettamente dipendente dalla ferita: un grave danno all’aorta comporta un decesso nel giro di pochi secondi, mentre tagli ad arterie più periferiche o piccoli vasi venosi possono richiedere anche alcune ore prima di compromettere definitivamente le possibilità di sopravvivenza. L’esperienza vissuta dal ferito, prende in questi casi il nome di shock emorragico. Mediamente la quantità di sangue in circolo in un adulto sano si aggira attorno ai 5 litri: perdite fino a 750 ml comportano sintomi di lieve entità (una donazione di sangue corrisponde a circa 500 ml di sangue), mentre perdite pari ad 1.5 l causano debolezza, sete, ansia ed un aumento della frequenza respiratoria. Quando la quantità persa si avvicina e supera i 2 l si avvertono vertigini, confusione e può sopraggiungere la perdita di coscienza.
I sopravvissuti ad esperienze di shock emorragico ricordano in alcuni casi sensazioni di terrore ed in altri relativa calma mista a serenità, questo sembra dipendere dalla situazione in cui è avvenuto l’incidente: una ferita netta e profonda all’arteria femorale potrebbe essere meno dolorosa rispetto alle ferite e fratture multiple riportate in un incidente stradale.

Cosa si prova a morire annegati?

La morte per annegamento non è né piacevole né indolore, benché possa essere sorprendentemente rapida: la capacità di saper nuotare e ancor di più la temperatura dell’acqua possono influire pesantemente sui tempi in cui l’azione  trova compimento. La prima sensazione percepita dal soggetto è il panico che lo pervade nel momento in cui si prende coscienza che la situazione avrà esito mortale; s’inizia ad annaspare per inspirare quanta più aria possibile in superficie per poi trattenerla a lungo quando la testa scende al di sotto del livello dell’acqua. La respirazione diventa sempre più difficile e drammatica e le forze, totalmente votate alla ricerca dell’aria, non consentono di chiamare aiuto: alcuni studi suggeriscono che questa fase duri mediamente tra i 20 ed i 60 secondi.
Quando le energie vengono meno la testa scende definitivamente al di sotto del pelo dell’acqua e ci si sforza di trattenere il fiato più a lungo possibile, di norma fra i 30 ed i 90 secondi a seconda dell’età, del grado di allenamento. A questo punto s’inizia ad ingoiare acqua, tossire, sputare ed ingoiare più acqua ancora: il liquido che a questo punto comincia a raggiungere i polmoni impedisce il normale scambio di gas che rende possibile l’assorbimento dell’ossigeno e, più o meno contemporaneamente, sopraggiunge il laringospasmo.
Si prova quindi una sensazione di lacrimazione accompagnata da forte bruciore al petto: solo a questo punto il panico lascia spazio ad una paradossale sensazione di calma e tranquillità fino ad una perdita di conoscenza per mancanza di ossigeno,  che precede arresto cardiaco e successivamente morte cerebrale.

Cosa si prova a morire di sete?

L’acqua rappresenta circa dal 55 al 70% del peso del corpo a seconda dell’età e del rapporto tra massa magra, e massa grassa. L’acqua è necessaria alla vita, deve essere assunta in quantità di circa 1,5/2 litri al giorno a seconda del soggetto e contribuisce in maniera importante al volume di sangue circolante (volemia). Quando il volume sanguigno circolante diminuisce da un livello normale di circa 5 litri, a un livello inferiore ai 3,5 litri si assiste alla progressiva perdita di coscienza e successivamente alla morte, in modo simile a quanto descritto per la morte da dissanguamento. Quanto può resistere una persona senza bere acqua? Un individuo di corporatura media, ben idratato, privato di acqua, può resistere dai tre ai sette giorni prima di morire, tuttavia questo dato è molto variabile in base alle condizioni climatiche esistenti ed all’età e stato di salute del soggetto. Gli anziani hanno idratazione minore dei giovani ed è per questo che spesso in estate si verificano dei decessi per disidratazione in questa fascia di popolazione a rischio.
Durante la privazione dall’acqua, la pelle e le mucose appaiono sempre più asciutte, la sensazione di sete aumenta sempre più giorno dopo giorno.
L’ipotensione (pressione arteriosa bassa causata dal diminuito volume di sangue) determina affaticamento, sonnolenza, torpore. Il battito cardiaco aumenta nel tentativo – infruttuoso – di compensare il calo di pressione arteriosa. Si ha un aumento della concentrazione degli elettroliti con urine a colorazione più carica e a maggior densità. La fiacchezza rende giorno dopo giorno più difficile eseguire anche i movimenti più semplici. Si avvertono vertigini, sopraggiunge ansia. Appaiono deficit cognitivi di apprendimento e memoria; il soggetto è incapace di capire quello che succede attorno a lui. Seguono perdita di coscienza e morte.

Cosa si prova a morire di freddo?

L’assideramento è mortale perché il metabolismo viene rallentato fino al blocco dell’attività del cervello e del cuore.
Il blocco delle funzioni vitali comincia a livello delle cellule. Queste, se la temperatura scende eccessivamente, non riescono a produrre l’energia necessaria a mantenere inalterati i potenziali elettrici a livello della membrana. Questo compromette l’attività elettrica delle fibre nervose del cuore (quelle che stimolano la contrazione) e del cervello. Si ha una perdita di coscienza e arresto cardiocircolatorio. Anche i polmoni si fermano, perché cessa l’attività del centro cerebrale del respiro, il quale stimola i muscoli che attivano la respirazione. Quando la temperatura del corpo passa dai 36 ai 35/32 grandi, la persona sente solo brividi e sensazione di freddo, ha difficoltà motoria, la sua pelle è fredda e secca. Tra i 32 ed i 28 gradi cessano i brividi e si entra in uno stato soporoso, la frequenza cardiaca si riduce come anche la frequenza respiratoria e la capacità di capire quello che succede attorno. Se la temperatura continua a scendere, al di sotto dei 28 gradi si perde coscienza e, sotto i 24, i segni vitali sono assenti.

Cosa si prova a morire di fame?

Il nostro corpo può sorprendentemente resistere un tempo anche molto lungo senza assumere cibo, anche per ben 60 giorni (ammettendo almeno di avere acqua a disposizione). Dopo una sola settimana, il nostro fegato inizierà a produrre delle tossine che, in grandi quantità, sono assolutamente dannose. Dopo un mese, avremo perso il 18% del nostro peso iniziale, e dopodiché il nostro corpo consumerà i nostri muscoli e gli organi per assorbire energia. La morte avverrà probabilmente per insufficienza cardiaca dal momento che perfino il tessuto cardiaco verrà “digerito” dal corpo nell’estremo tentativo di disporre delle calorie necessarie per sopravvivere.

Cosa si prova a morire decapitati?

Il prototipo della decapitazione è ovviamente la ghigliottina, adottata ufficialmente dal governo francese nel 1792, è stata vista come una tecnica di esecuzione più umana rispetto alle altre.La morte per decapitazione è in effetti tra le morti considerate meno dolorose e più rapide, sempre se il boia sia abile e sappia fare bene il suo lavoro.
Tuttavia non tutti sanno che, anche dopo che il midollo spinale è stato reciso, la persona non perde la coscienza istantaneamente: è stato calcolato che ci vogliono alcuni secondi (fino a sette) al cervello prima di consumare l’ossigeno presente nella testa al momento del taglio. In pratica la persona continua a vedere e sentire per alcuni secondi dopo che la sua testa è rotolata nel cesto. Alcuni rapporti storici macabri relativi alla Rivoluzione Francese, hanno citato movimenti degli occhi e della bocca anche fino a 30 secondi dopo che la lama ha colpito, anche se questi possono essere spiegati come contrazioni e riflessi post-mortem.

Cosa si prova a morire colpiti da un fulmine o da scarica elettrica?

Gli uomini sono colpiti dai fulmini quattro volte più che le donne (80% contro il 20%), sembra che ciò sia dovuto sia alle proprietà elettriche del testosterone (ormone maschile), sia al fatto che gli uomini svolgono maggiori attività all’aperto, spesso maneggiando oggetti metallici. La maggior parte delle volte la corrente del fulmine non passa attraverso il corpo, ma sulla sua superficie, lasciando spesso bruciature sulla pelle e strappando i vestiti. È per questo che spesso gli uomini sopravvivono alla fulminazione (solo circa il 25% delle persone colpite da un fulmine muore) . Il pericolo mortale si ha quando l’elettricità scorre all’interno del corpo. In questo caso è importante il punto in cui la persona viene colpita (testa, braccio, gamba) e la modalità (direttamente o indirettamente). Quando il corpo è colpito da fulmine o forte scarica elettrica si verifica perdita di coscienza e la morte avviene generalmente per arresto cardiaco o per paralisi respiratoria, in tempi rapidi.
Se la persona sopravvive, soffrirà di vari problemi temporanei e permanenti. Difficoltà nel movimento degli arti (generalmente temporanee), danni al cervello ed al sistema nervoso centrale, disturbi della vista e dell’udito, ustioni dal primo al terzo grado (soprattutto sul punto di entrata e di uscita del fulmine, tipicamente nella testa, nel collo e nelle spalle). La pressione arteriosa potrebbe essere aumentata e potrebbero verificarsi delle alterazioni all’elettrocardiogramma. Dopo essere colpiti da fulmine o forte scosse, si possono verificare cadute e quindi fratture in particolare craniche, della colonna vertebrale e degli arti. Dopo essere sopravvissuti ad un fulmine, o ad un altro tipo di trauma elencanto in questo articolo, con molta probabilità si verifica il Disturbo post traumatico da stress.

Leggi anche: Rivivere ogni giorno una esperienza drammatica: il Disturbo post-traumatico da stress

Cosa si prova a morire bruciati vivi?

Se morire annegati è considerata una morte dolorosa, probabilmente morire avvolti dalle fiamme lo è anche più. Le ustioni, localizzate in una parte del corpo o estese a tutto il corpo, provocano un dolore terribile, lancinante. La persona inizialmente tende a dimenarsi, nell’infruttuoso tentativo di liberarsi dalle fiamme; “fortunatamente” lo shock tende a far perdere coscienza abbastanza presto allo sfortunato. Successivamente a fermare il cuore nella maggior parte dei casi, non è il fuoco in sé, sono invece i gas tossici liberati dalle fiamme, come l’ossido di carbonio e anidride carbonica.

La morte non è quasi mai istantanea

E’ interessante notare come tutti gli studi in merito dimostrino che – malgrado migliaia di anni di sforzi da parte dei boia di tutto il mondo – sia quasi impossibile ottenere una morte istantanea e indolore: né la vecchia corda, ne le più moderne sedie elettriche o iniezioni letali sembrano poter garantire questo risultato. Uno dei modi più “sicuri” in questo senso, è gettarsi nel vuoto: bisogna però accertarsi di buttarsi da un’altezza di almeno 145 metri, necessaria per raggiungere la velocità di 200 chilometri l’ora, e ricordarsi di cadere al suolo con la testa in avanti., contrariamente all’istinto che cerca di farci atterrare di piedi.

Importante precisazione che sembrerebbe banale ma non è così scontata in questo pazzo mondo: questo articolo NON VUOLE ovviamente istigare in nessun modo i lettori al suicidio o all’omicidio.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Come aumentare il testosterone per migliorare muscoli e rapporti sessuali

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AUMENTARE TESTOSTERONE MUSCOLI SESSO PALESTRA FISICO Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata  Macchie Cutanee Pene.jpgCos’è il testosterone ed a cosa serve?

Il testosterone è prodotto dall’organismo ed è uno degli ormoni essenziali per la crescita della massa muscolare; attraverso una serie di reazioni biochimiche è capace di stimolare l’aumento della forza, della sintesi proteica, delle prestazioni, diminuire i livelli del colesterolo cattivo e migliorare l’umore.

Quanto testosterone possiede un uomo e quanto una donna?

L’organismo maschile è capace di produrre circa 10 mg di testosterone al giorno, mentre l’organismo femminile produce, in media, 0,25 – 1,0 mg al giorno. Intorno ai 18 anni si ha il picco di testosterone; con l’avanzare dell’età è normale che il rilascio di questo ormone diminuisca: fisiologicamente si ha un calo dei livelli di testosterone a partire dai 30 anni.

Consigli per aumentare i livelli di testosterone

1. Evita l’allenamento aerobico in eccesso. Dai preferenza agli allenamenti aerobici di breve durata e alta intensità, questi, oltre a garantire migliori benefici aiutano ad aumentare la produzione di testosterone.

2. Allenati con intensità. Se vuoi vedere risultati significativi, devi essere disposto a sfidare i tuoi limiti. Quanto maggiore sarà lo sforzo più testosterone il tuo organismo sarà capace di produrre.

3. Aggiungi carico. Un buon metodo di stimolare la produzione di testosterone è utilizzare carichi pesanti e fare poche ripetizioni. Ci sono studi che dimostrano i migliori effetti utilizzando l’85% della ripetizione massimale (RM).

4. Concentrati negli esercizi composti. Esegui degli esercizi composti come base dei tuoi allenamenti: squat, sollevamenti bilanciere su panca, vogatore, trazioni alla sbarra, parallele, flessioni sulle gambe.

5. Non allenarti in eccesso. Dormi sufficientemente per riuscire a recuperare ed evitare di entrare in overtraining. L’ overtraining può contribuire a diminuire fino al 40% il livello del testosterone. Se ne senti la necessità fai una pausa dagli allenamenti durante una o due settimane. La privazione del sonno può favorire il rilascio del cortisolo, ormone catabolico che induce all’abbassamento dei livelli di testosterone.

6. Ingerisci grassi salutari, monoinsaturi e polinsaturi (Omega-3 e Omega-6). Sono presenti in alimenti come: arachidi, noci, mandorle, avocado, pesce e determinati oli come quello dei semi di lino, olio d’oliva e canola.

7. Ingerisci Vitamina C. Questa vitamina è capace di controllare i livelli di cortisolo. È presente in alimenti come: limone, arancia, maracuja, acerola, fragola, pomodori ecc.

8. Assicurati di ingerire la quantità sufficiente di Zinco. La carenza di questo minerale rende difficile il rilascio del testosterone. Non essendo libero nel flusso sanguigno l’ormone non riesce a svolgere le sue funzioni, essendo l’anabolismo muscolare una di queste. Puoi incontrare lo Zinco in questi alimenti: Noci, castagne, carni, salmone, fegato ecc.

9. Aumenta il consumo di verdure crucifere: broccoli, cavoli, rapa, cavolini di Bruxelles ecc. Questi vegetali stimolano la riduzione dei livelli di estrogeno aumentando così il testosterone.

10. Per aumentare i livelli di testosterone e costruire muscolo devi consumare proteine. Devi cercare di ingerire la quantità di proteine adeguata al tuo peso corporeo e, preferenzialmente, che le stesse siano di alta qualità. Impara a scegliere le migliori proteine del siero del latte per aumentare la massa muscolare.

11. Evita il consumo di alcool. L’alcool influenza negativamente i livelli di testosterone, per questo bevi con moderazione.

12. Riduci lo stress. Troppo stress stimola il rilascio del cortisolo. Ricorri ad attività alternative di rilassamento fisico ed emozionale (massaggi corporali, agopuntura, yoga ecc.).

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Ha 10 anni e pesa 192 chili: è il bambino più grasso del mondo

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma Arya Permana BAMBINO PIU GRASSO MONDO Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Gra Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Luce Pulsata  Macchie Cutanee Pene Capillari Pressoterapia.jpgArya Permana è il bambino più grasso del mondo: ha 10 anni e pesa ben 192 kg. Nato in Indonesia, ha dovuto lasciare la scuola in terza elementare perché non riusciva a stare seduto tra i banchi. Su madre racconta che il figlio ha iniziato ad aumentare di peso in modo anomalo quando aveva soltanto due anni per poi peggiorare ultimamente negli anni.

La vita di Arya

Stando ai racconti di chi lo conosce, Arya non fa che mangiare e dormire per tutto il giorno. Al massimo trascorre qualche ora nella sua piscina. Si lamenta spesso perché gli manca l’aria, anche se i problemi di salute non si fermano certo solo al sistema respiratorio.

L’interessamento dei medici

I genitori, comprendendo il pericolo di morte del loro figlio obeso, lo hanno costretto a diverse diete senza, però, ottenere grandi risultati. Successivamente Hasan Sadikin, medico dell’ospedale di Bandung, si è interessato al caso e sottoposto il paziente ad una serie di accertamenti durati una settimana. Il team di medici non ha riscontrato alcuna disfunzione o anomalia; così è stato sufficiente iniziare Arya ad un programma di dieta e attività fisica effetto urto: “Il programma deve essere aggiornato periodicamente. Per adesso abbiamo ridotto i carboidrati e aumentato fibre e verdure. Abbiamo cambiato le sue abitudini riguardo il sonno e puntiamo molto sull’attività fisica: più cammina, più gioca, più brucia”, ha dichiarato l’equipe sanitaria che lo segue.

Non seguite l’esempio della famiglia di Arya: fate fare attività sportiva ai vostri figli ed alimentateli in maniera adeguata!

Leggi anche: Quali sport sono “migliori” per i bambini? Meglio uno sport singolo o di squadra?

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Bimbo nasce senza rompere il sacco amniotico: un caso ogni 80mila [VIDEO]

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma VIDEO BIMBO PARTO SENZA ROMPERE SACCO Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Pene Massaggio Dieta Dimagrire Proteine Muscoli Palestra.jpgIn Brasile, in una clinica chiamata Santa Casa de Misericórdia a Barretos ( nello Stato di San Paolo), è nato un bimbo all’interno del sacco amniotico ancora intatto. Questo è un evento estremamente raro anche per un medico abituato a fare migliaia di parti nella sua vita: stiamo parlando di un caso ogni 80mila nascite. Essendo un evento così raro i medici che hanno assistito al parto hanno ripreso la scena: nel filmato si vede il piccolo rannicchiato all’interno del suo sacco amniotico trasparente in attesa di salutare il mondo con il suo primo vagito .

Leggi anche: Sacco amniotico e liquido amniotico: cosa sono ed a che servono durante la gravidanza?

Successivamente il piccolo è stato liberato dal sacco amniotico grazie ad una piccola incisione praticata dal chirurgo. Questo evento è così raro perché il sacco amniotico di norma si rompe poco prima del parto, in quella che è generalmente indicata come “la rottura delle acque”.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Sacco amniotico e liquido amniotico: cosa sono ed a che servono durante la gravidanza?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SACCO AMNIOTICO LIQUIDO A CHE SERVE GRAVIDA Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia HD Luce Pulsata Macchie Cutanee Pene Linfodrenaggio.jpgIl più chiaro cambiamento nel fisico di una donna durante la gravidanza è senza dubbio la pancia, che diventa mese dopo mese più grande a causa principalmente della crescita del feto al suo interno. Ma vi siete mai chieste cosa c’è nel pancione e cosa circonda il vostro bambino durante la gestazione? Il vostro bimbo, dentro la pancia è circondato da diverse strutture che lo proteggono da aggressioni e gli consentono di crescere e svilupparsi al meglio. Una delle strutture più importanti che circonda il feto è il sacco amniotico ripieno del liquido omonimo, che lo avvolge per tutto il tempo in cui resterà nella pancia della mamma. Nonostante sia sottile, questo sacco trasparente si rivela davvero molto resistente e riesce a svolgere perfettamente le sue funzioni protettive.

Le membrane che compongono il sacco amniotico

Il sacco amniotico è composto principalmente da da acqua, sali minerali e proteine ed è il risultato della sovrapposizione di due membrane chiamate corion e amnios.
Il corion è la membrana più esterna del sacco amniotico ed ha il compito di definire la cavità extraembrionaria. Possiede i villi coriali, anch’essi indispensabili in gravidanza in quanto collegano l’organismo materno a quello del piccolo.  Il corion è composto da due parti, che si distinguono tra loro nel corso del secondo mese di vita intrauterina: il corion villoso, o frondoso, nel quale i villi coriali si allungano e si ramificano, corrispondente alla zona di inserzione dell’uovo che dà luogo alla placenta ed alla membrana coriale, situata tra l’amnios internamente e la decidua esternamente, e corion liscio, o calvo, nel quale i villi coriali si atrofizzano. Il corion inoltre protegge l’embrione. I villi coriali prima citati sono i protagonisti di uno degli esami prenatali più recenti: la villocentesi che, al pari dell’amniocentesi, prevede il prelevamento di un tessuto contenente villi coriali, per sottoporli ad analisi di laboratorio.
L’amnios è la seconda membrana, la più interna. All’inizio, l’amnios è a contatto con il feto ma dopo circa 5 settimane si espande a causa dell’accumulo del liquido amniotico.

A cosa serve il sacco amniotico?

Corion ed amnios insieme sono molto importanti per lo sviluppo e la protezione del feto, svolgendo diverse funzioni. Proteggono il bambino dalle infezioni esterne, attutiscono gli urti, aiutano nella formazione del liquido amniotico ed impediscono che esso fuoriesca.

Cos’è il liquido amniotico?

Il liquido amniotico è un liquido limpido e opalescente, composto da acqua, proteine, lipidi, glicidi,  sodio, potassio, calcio, ferro e altri sali minerali in cui nuota il bimbo per tutti i nove mesi di gestazione. Il liquido amniotico protegge il bimbo da infezioni e movimenti bruschi ma allo stesso tempo protegge la mamma dai movimenti del bambino. Nel primo trimestre della gravidanza il liquido viene prodotto dalla placenta e dalle membrane che circondano la parete uterina, ma dal secondo trimestre è formato dall’urina del bambino stesso. Non è un liquido stagnante: il bimbo lo beve, lo digerisce lo assorbe, etc.. Il liquido, inoltre, contiene le cellule della pelle del bambino che si staccano, i capelli del bebè ed anche del grasso. Il volume del liquido aumenta progressivamente durante la gravidanza fino a raggiungere il litro al 7° mese, per poi diminuire a 500 – 600 millilitri verso la fine della gestazione.

Cosa succede quando avviene la rottura del sacco amniotico?

Si tratta di un fenomeno del tutto naturale, probabilmente più noto sotto il termine “rottura delle acque”. Si verifica prima dell’inizio del travaglio o durante le contrazioni. In alcuni casi invece, seppur rari, la rottura non avviene e il piccolo potrebbe nascere in sacchetto integro.
Quando la rottura delle acque avviene prima del travaglio, è importante farsi accompagnare immediatamente all’ospedale in modo che i medici possano valutare se è il caso di attendere o procedere con un parto indotto.
Solitamente, il sacco amniotico si rompe durante le contrazioni, quando vi è la forte spinta che, provocando una pressione interna al collo dell’utero, causa la rottura della membrana.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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La città di Amatrice prima e dopo il terremoto. L’orologio del campanile fermo alle 3,36 ora del disastro

Dott Emilio Alessio Loiacono Medicina OnLine CITTA AMATRICE PRIMA E DOPO SCOSSA TERREMOTO EPICENTRO ACCUMOLI ROMA RIETI PERUGIA MAGNITUDO 6 LAZIO MARCHE CENTRO ITALIA SISMOGRAFO TRAGEDIA VITTIMA MORTI MACERIE ANZIANI BAMBINI DISTRUZIONE

Questa è una foto della città di Amatrice prima e dopo il terribile terremoto della notte scorsa. La strada che vedete è Corso Umberto I, una delle vie più importanti della città (Google Maps). L’orologio del campanile della cittadina che si nota nelle foto, è fermo alle 3 e 36: il momento della prima, violentissima scossa di terremoto che nella notte ha distrutto il paese.

Qualsiasi commento è superfluo.

Dott. Emilio Alessio Loiacono

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Cosa fare e cosa NON fare durante e dopo un terremoto

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COSA FARE NON DURANTE SCOSSA TERREMOTO EPICENTRO ROMA RIETI PERUGIA MAGNITUDO 5.5 LAZIO TOSCANA UMBRIA CENTRO ITALIA SISMOGRAFO Riabilitazione Nutrizionista Dieta.jpgCome comportarsi durante un terremoto e nei momenti immediatamente successivi?

1) Se sei in luogo chiuso cerca riparo nel vano di una porta inserita in un muro portante (quelli più spessi) o sotto una trave. Ti può proteggere da eventuali crolli
2) Riparati sotto un tavolo. È pericoloso stare vicino ai mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero caderti addosso
3) Non precipitarti verso le scale e non usare l’ascensore. Talvolta le scale sono la parte più debole dell’edificio e l’ascensore può bloccarsi e impedirti di uscire
4) Se sei in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge. Potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsunami
5) Se sei all’aperto, allontanati da costruzioni e linee elettriche. Potrebbero crollare
6) Rimani lontano da impianti industriali e linee elettriche. È possibile che si verifichino incidenti
7) Sta lontano dai bordi dei laghi e dalle spiagge marine. Si possono verificare onde di tsunami
8) Se sei a scuola segui con attenzione le istruzioni del tuo insegnante.
9) Se possibile metti sempre in salvo prima i bambini, i disabili, gli anziani.
10) Evita di andare in giro a curiosare e raggiungi le aree di attesa individuate dal piano di emergenza comunale. Bisogna evitare di avvicinarsi ai pericoli
11) Evita di usare il telefono e l’automobile. È necessario lasciare le linee telefoniche e le strade libere per non intralciare i soccorsi.
12) Fai capire ai tuoi bambini che durante la scossa, non si devono MAI separare da mamma e papà per nessuna ragione, neanche in casa

Cosa fare e cosa non fare DOPO un terremoto

1) Potrebbe essere utile togliere la password al wi-fi, in modo da facilitarne l’uso per aiutare i soccorsi e le persone intrappolate sotto le macerie.
2) Se Facebook ha attivato il Safety Check, il servizio che permette alle persone nelle zone interessate dalle scosse di segnalare ai propri amici dove ci si trova, e se voi siete su Facebook, fate sapere che state bene. È un modo indiretto per indirizzare i soccorsi dove c’è davvero bisogno.
3) Donate il sangue se è la Protezione Civile rende noto che ne serva.
4) Se avete dei figli piccoli, non ritornare in casa per recuperare giocattoli o peluches. Spiegate al bambino che potrete riprenderli in seguito.
5) Se abitate lontano dalle zone interessate dal sisma, non recatevi MAI nei posti colpiti dal sisma, né per curiosare ma neanche con l’intento di aiutare (a meno che non siate esperti soccorritori o personale sanitario). Per primo motivo perché potrebbero esserci frane pericolose per la vostra salute. Secondo perché potreste intralciare i soccorritori.
6) Su Twitter lasciate libero il canale #terremoto: potrebbe essere utile ad i soccorsi.
7) Se hai subito il terremoto da vicino, hai avuto danni fisici o hai perso un famigliare, nei giorni e mesi successivi al sisma potresti soffrire di Disturbo post-traumatico da stress: non sottovalutare questa patologia.

Leggi anche: Rivivere ogni giorno una esperienza drammatica: il Disturbo post-traumatico da stress

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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